SANITÀ PUGLIA, CONCA: “FITTO-EMILIANO, CORRESPONSABILI DI UN DISASTRO”

“Sarei curioso di sapere cosa stanno raccontando ai Cittadini Pugliesi sulla nostra sanità due dei maggiori responsabili del disastro in cui versa la Puglia. Io non ho nessun dubbio, sono corresponsabili ed esattamente speculari, il lato A e il lato B dello stesso disco rotto che da vent’anni ci costringe ad ascoltare una musica che non ci piace e che parla di rinuncia alle cure, di diritti spacciati come favori, di mobilità passiva, di costi indiretti e di visite a pagamento”. Così il candidato alla presidenza della Regione Puglia Mario Conca, per la lista Movimento Cittadini Pugliesi.

Fitto, durante il suo mandato 2000/2005, ha cassato le piante organiche, sottostimando il fabbisogno di personale per evitare il piano di rientro. – spiega Conca – Una situazione incancrenita dal suo ministro dell’allora centrodestra Tremonti, con le leggi 311/2004 e 122/2010, che hanno nel tempo impedito alle Asl di procedere con le assunzioni necessarie all’erogazione dei livelli essenziali di assistenza perché impossibilitate ad applicare il turn over. 15 mila addetti in meno in quindici anni e 800 milioni di euro di mancato riparto del fondo sanitario nazionale. Le risorse umane sono quelle più importanti in sanità e in questi 3 lustri, non potendo assumere, è stato un crescendo di privatizzazioni, convenzioni ed esternalizzazioni che hanno portato a un impoverimento dell’offerta pubblica, fatto aumentare la gestione clientelare e alimentato il precariato. Il colpo di grazia al nostro sistema sanitario l’ha poi dato Emiliano che, in perfetta continuità con Vendola, ha operato piani di riordino ospedalieri e programmi operativi che si stanno rivelando un “suicidio economico”.

Questo lo affermano gli economisti, perché togliendo le fonti di ricavo per le strutture pubbliche, ovvero il nomenclatore tariffario e i DRG (Diagnosis Related Group), a causa della soppressione dei posti letto, della riduzione delle sedute operatorie e del taglio delle prestazioni, i conti non torneranno e la percezione degli assistiti continuerà ad essere medio/bassa. È chiaro che la maggior parte delle risorse vengono impiegate per erogare le prestazioni più costose e incomprimibili (e.g. urgenza e cronicità) che il servizio pubblico non può differire o rifiutare, con il risultato che chi ha bisogno di servizi ordinari non trova più risposte nel pubblico. Quindi oggi è diventato normale attendere per una colonscopia nove mesi oppure rinunciare a operarsi di ernia, salvo che non si metta mano al proprio portafogli e si acceda con la libera professione per scavalcare le liste d’attesa, anche su sollecitazione dei dirigenti medici. Stessa cosa succede per una miriade di interventi e anche su diagnosi tumorali. Se a ciò aggiungiamo il rapporto ricavi costi del 7%, introdotto dal governo PD a guida Renzi/Gentiloni con le leggi di stabilità del 2016 e 2017, che ha obbligato le aziende sanitarie a mettere in piano di rientro triennale tutti i nosocomi, entro il 2021 la quasi totalità degli ospedali pubblici sarà a rischio chiusura e regalata al privato profit con acclusa e lauta convenzione.

In cinque anni in Puglia si spendono 37 miliardi di euro per un sistema sanitario regionale che fa acqua da tutte le parti, davvero meritiamo tutto questo?”.

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