PIANO DI RIORDINO, M5S: “IL GRANDE BLUFF DI EMILIANO”

Nel piano di riordino ospedaliero, che solo da due giorni abbiamo potuto visionare, manca certamente una parola, la più importante: il paziente.

Un piano che non è stato condiviso, ai sensi del D.Lgs. 502/1992, con i sindaci. Un piano che non ha coinvolto il personale sanitario, la commissione sanità e l’intero consiglio. Un piano redatto sulla scorta di numeri rinvenienti da un fallimentare decennio vendoliano e che non ha tenuto conto del fabbisogno territoriale e dei dati epidemiologici.

Il falso coinvolgimento di sindaci, organizzazioni sindacali e consiglieri regionali, a giochi fatti, è servito ad Emiliano solo a crearsi un alibi per rispondere alle accuse di unilateralità nelle scelte.

Nella delibera 161 sul riordino, che il destino ha voluto coincidesse con la stessa numerazione della 161/2014 relativa al rispetto dei turni di lavoro, ci si fregia del modello Hub & Spoke dopo quasi 20 anni dalla comparsa di questo modello nel Piano Sanitario Regionale della Regione Emilia-Romagna, con l’affermazione che tutto si farà senza tagli alle risorse a disposizione.

Peccato però che nella realtà questo modello sia stato smantellato dal riordino, e senza le giuste premesse, il modello “Hub & Spoke” rischia di essere solo un paravento, enunciato per giustificare la costruzione di nuovi ospedali, terreno fertile per speculazioni e spreco di denaro pubblico.

Hanno dirottato all’incirca mille posti letto a favore dell’assistenza territoriale, preoccupandosi di far passare il messaggio che nessun ospedale stesse per chiudere e nessun posto letto stesse per esser perso.

Ma senza unità complesse, senza un pronto soccorso, potranno definirsi ancora nosocomi, ad esempio, il Fallacara ed il Sarcone?

Invece di indorare la pillola ci si dovrebbe piuttosto preoccupare delle denunce che verosimilmente fioccheranno dopo lo smantellamento delle strutture, visto che non si riusciranno a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza in diversi territori.

Nessuno ha accennato alla qualità dell’assistenza domiciliare che è indubbiamente da migliorare e che potrebbe favorire la de-ospedalizzazione con notevole risparmio.

Sistema di pronto intervento? Neanche a parlarne. Follow up laboratoristico con consulenze a distanza, infermiere di quartiere, care giver, case manager: roba d’oltreoceano? Eppure si è sempre sostenuto che riorganizzare il territorio fosse prioritario, ma è ormai evidente quanta cognizione dei problemi abbia chi, nella nostra regione, è chiamato a decidere sui temi sanitari.

Le cose che non vanno sono tante, le stiamo approfondendo in questi giorni, ma a titolo esemplificato facciamo notare come secondo lo stesso DM 70/15, il bacino d’utenza regionale per le pediatrie possa prevedere da un minimo di 13 U.O. (1 ogni 300 mila abitanti) ad un massimo di 27 (1 ogni 150 mila ab.).

Considerato che il bacino dei 5 comuni del nord-barese (Corato, Ruvo, Terlizzi, Molfetta e Giovinazzo) ammonta a 180.000 abitanti, perché non prevedere una pediatria in più nella ASL Bari? Non sarebbe stata certo follia. L’utenza nord-barese pediatrica di Corato, Ruvo, Terlizzi, Molfetta e Giovinazzo è pari a oltre 25.000 bambini. Dove li mandiamo? Tutti al S. Paolo o in mobilità interaziendale a Bisceglie?

Inoltre, la stessa area del nord-barese risulta scoperta di cardiologie che sono tutte concentrate tra Bari e sud-barese. Sono infatti sette le emodinamiche solo Bari, manco a dirlo tutte private oltre al Policlinico: era così complicato allocare una delle quattro emodinamiche (di cui una senza l’operatività h24) del Policlinico nell’entroterra murgiano?

L’ospedale della Murgia ha i locali pronti per accoglierla, è l’ospedale più nuovo di Puglia e seppur premiato dal piano (sarebbe stato da denuncia il contrario) non offre ancora abbastanza ai circa 200 mila abitanti che gli gravitano intorno.

Hanno o non hanno il diritto di salvarsi da un infarto? La sanità privata e i baroni continuano a dettare legge, per mantenere prestigio e prebende a danno della collettività: è per voi questa una equa distribuzione dell’assistenza?

Ma anche la richiesta di salute della Provincia di Taranto è rimasta inascoltata. Tra carenza di personale e con il più basso rapporto di popolazione/posti letto dobbiamo restare in attesa che si costruisca il “discusso” San Cataldo, con il rischio che il SS. Annunziata non riesca a sostenere il dirottamento degli utenti dell’Ospedale di Grottaglie.

In sanità ci deprime la distanza tra quel che vorremmo e quel che si decide, questa è la giusta sintesi, ma potete stare tranquilli, se sarà necessario adiremo le vie legali per garantire i diritti dei cittadini e il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione.

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