Mentre Emiliano continua ad imperversare nelle TV, il Covid19 spadroneggia negli ospedali e non solo…

 

Mentre Emiliano continua a fare la prima donna sulle TV nazionali per raccontare una #sanità pugliese che non c’è e per dare colpe agli altri, ridicola la questione dei reagenti sottratti dalla #Lombardia, gli ospedali pugliesi sono sempre più infetti e e pericolosi per la pubblica incolumità. Gli operatori sono nel panico più totale, senza dispositivi di protezione individuali idonei, e a sufficienza, senza la possibilità di fare tamponi, così si rischia davvero l’ammutinamento nei settori più esposti. Un assessore alla sanità che non abbiamo mai avuto, ma che in queste ore si è completamente liquefatto, evanescente. La gente disperata cerca il mio aiuto, ma lui ha addirittura minacciato di bloccarmi su #WhatsApp, da anni l’ha fatto su #Facebook e #Twitter, se continuo a sollecitarlo, e così ha consigliato di fare ai suoi generali ordinandogli di non dare risposte ai #pugliesi per mio tramite. Continuo ad inviare mail all’indirizzo che mi ha suggerito, a cui non ricevo quasi mai risposte. La situazione sta davvero sfuggendo di mano, questa è la collaborazione che va ricercando e professando?

Avevo proposto di optare per ospedali dedicati e separati, per citarne alcuni ricordo Monte Laureto a Putignano, l’ospedale militare di #Bari, anche il lebbrosario ormai vuoto ad #Acquaviva poteva essere valutato, il D’Avanzo a Foggia, il Ninetto Melli a San Pietro Vernotico, il Fallacara a Triggiano, il #Sarcone a #Terlizzi, i PTA, gli ospedali da Campo allo stadio della Vittoria, un capannone della Fiera del Levante, etc…nessuna risposta.

Anzi, lui, al contrario, con la sua task force si ostina a non fare tamponi, a centellinare i dpi e a mantenere una promiscuità che sta mandando in tilt l’intero sistema sanitario regionale.

Il caso dell’ospedale di #Copertino trapelato sui media è emblematico, oltre che tragicomico. Una ventina di operatori, che uscivano da una quarantena di due settimane, sono stati convocati alla stessa ora fancendoli stazionare nel medesimo corridoio. L’amara sorpresa si è appalesata quando uno di loro è risultato positivo e quindi tutti gli altri sono dovuti nuovamente tornare a casa in quarantena, per altri 14 giorni, con la speranza di non essersi contagiati dopo averla scampata la prima volta. Le comiche farebbero piangere.

La situazione al #Policlinico è drammatica. Due delle tre chirurgie sono in quarantena, vietato stare male. Un rianimatore addetto al trasbordo tra sala operatoria e terapia intensiva è risultato positivo e chissà chi altri ha contagiato. Mi hanno chiamato anche operatori dalla chirurgia toracica, seriamente preoccupati perché non vengono fatti i tamponi e, nel frattempo, alcuni dei loro parenti sono risultati positivi e trasferiti al #Miulli. Poco fa dal Padiglione Chini, mi comunicano che il terzo tampone fatto al paziente sospetto, ha confermato la diagnosi di Covid19. Peccato che il signore ha stazionato per 4 giorni infettando gli altri degenti e gli operatori sanitari, oltre che il pronto soccorso. Una vera tragedia ora ricostruire la catena dei contatti. Le notizie da Asclepios non sono buone e la pulizia lascia molto a desiderare, come molti operatori lamentano pubblicamente, ma la situazione più tragica è proprio al pronto soccorso, gli operatori del #DEA sono percepiti come untori dai colleghi degli altri reparti.

All’interno dei pronto soccorsi della provincia di Bari, ma credo sia così ovunque in #Puglia, non è consentito agli operatori del 118 la svestizione nelle sale dedicate e la obbligatoria sanificazione dei mezzi. Questo significa che devono rientrare nelle proprie postazioni, vicine e lontane, con possibilità di diffondere il contagio. Anche su questo tema nessuna risposta. Peraltro, malgrado le denunce, ancora oggi le tute e i dispositivi non sono idonei a prevenire il contagio biologico.

All’ospedale della #Murgia i positivi non si contano più, dovrebbero essere circa una trentina. Un operatore contagiato vorrebbe andare fino in fondo denunciando alla #Procura, perchè sa di essersi infettato per mancanza di DPI, per mancanza di percorsi adeguati, per il ritardo nel tentare di fare un percorso covid, con l’aggravante di aver infettato anche la sua famiglia e nessuno si sta preoccupando di nulla. Questo non è lavorare, questa è uno stillicidio a rilascio prolungato.

Stesse situazioni si susseguono negli ospedali di #Scorrano, #Gallipoli, #Lecce, #Putignano, #Monopoli, #SanSevero, #Barletta, #Brindisi, #Foggia, #SanGiovanniRotondo, etc…una guerra persa!

Emiliano faccia presto e non mi venga a dire che non glielo avevo detto e ridetto! Mario

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