Medicina Narrativa, un convegno vero e toccante!

Questa mattina ho partecipato al convegno sulla medicina narrativa, tenutosi presso l’Ospedale della Murgia, dove pazienti e caergiver hanno raccontato il loro vissuto. L’evento è stato organizzato dall’associazione micro Italia, moderato da Nico Marvulli e presieduto da Vincenzo Florio, con la collaborazione della Lilt, dell’UiCi, dell’Anffas e di altre associazioni. 
Un momento vero e toccante, allietato dal suono aromonioso di un violino e di un’arpa, dove a parlare è stato il dolore e il coraggio, misto a cuore e ricordo, di caregiver e pazienti, la parte più sana e più debole del percorso di umanizzazione delle cure, visto che l’alleanza terapeutica tra sistema sanitario e utente, non è, purtroppo, la regola. Spesso l’arroganza, la superficialità, la disorganizzazione, la sperequazione e la routine di parte degli operatori, rendono la patologia ancora più gravosa e i percorsi ad ostacolo. E dire che, spesso, basterebbe sorridere di più e prestare orecchio, soluzioni gratuite, perchè la gente ha solo bisogno di essere ascoltata e coccolata. Prendersi il giusto tempo per un servizio sanitario su misura, perché la fretta è cattiva consigliera, provoca danni incalcolabili e costa di più.
Molte associazioni continuano, grazie alla disponibilità della direzione di presidio, a sopperire alle carenze del pubblico mettendoci l’anima e convogliando solidarietà, donazioni e volontariato, ma è evidente che ciò non è sufficiente per garantire quell’empatia che può lenire il dolore e le sofferenze di tutti quelli che si trovano a vivere la malattia. La Micro Italia, ad esempio, si sta impegnando per fare in modo che le malattie croniche intestinali possano essere curate presso l’Ospedale della Murgia evitando i costosi viaggi della speranza, mettendo a disposizione la raccolta del 5xmille per formare presso l’Ospedale Sacco di Milano le risorse umane necessarie.
Un percorso di resilienza invece, allorquando un cancro vince, si appalesa davanti a chi resta in vita a testimoniare che chi trapassa può continuare a camminare al loro fianco, ed è questo l’auspicio che ci ha consegnato un marito e padre milanese. 

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