I numeri non mentono…purtroppo!

In una settimana in Germania hanno fatto 160 mila tamponi, in Italia in dieci settimane solo 185 mila. Ieri Bertolaso ha dichiarato che la protezione civile ne ha acquistati 390 mila e, ove servissero, potrebbero comprarne altri. Ove servissero? Ma soprattutto, dove stanno? Emiliano ha dichiarato che in Puglia potremmo fare 2 mila tamponi al giorno grazie anche all’ausilio dei due istituti zooprofilattici, perché oggi ne hanno fatti solo poco più di 700? Perché nell’ultimo mese ne hanno fatti mediamente 155 al giorno essendo il totale complessivo di 4789 tamponi? Forse perché meno ne facciamo e più sembriamo virtuosi agli occhi dell’Italia? E se ne avessimo fatti 60 mila? Probabilmente oggi in Puglia conteremmo 7 mila positivi.

Un’azienda bresciana ne ha venduti con un solo ordine 500 mila agli Stati Uniti, anche dove siamo autosufficienti non riusciamo a seguire le buone pratiche cinesi, coreane e dell’OMS.

A sentire i politici nazionali vi sarebbero centinaia di milioni di mascherine FFP2 in arrivo da più parti di mondo, peraltro già pagate, solo che non arrivano ancora. Ci sono, al contrario, decine di aziende italiane pronte a produrre DPI ma in Italia non esistono aziende che possano certificare il prodotto e pare che il DPCM che ha semplificato le procedure per la certificazione serva a poco, visto che l’Istituto Superiore di Sanità non sta riuscendo a trovare soluzioni certe e veloci con i politecnici universitari italiani. Ma possibile che con una pandemia in atto, uno stato intero non riesca a dare immediatezza derogando a norme e assumendosi responsabilità?

Nel frattempo il contagio viaggia a piede libero e i morti italiani hanno di gran lunga superato quelli della Cina che ha una popolazione 25 volte superiore alla nostra. I medici, gli infermieri, i soccorritori, i volontari, gli autisti, e i medici del 118, gli operatori socio sanitari, gli ausiliari, i degenti, gli amministrativi e tutte le professioni sanitarie si stanno contagiando l’un l’altro, sono senza dispositivi di protezione individuale e non hanno diritto al tampone se asintomatici o pauci sintomatici. Ovviamente si continua a prediligere la promiscuità, altro che ospedali esclusivi come vado raccontando da tempo. La cosa incredibile è che il luogo più idoneo per contrarre il Covid19 è proprio l’ospedale. Cosi stiamo mettendo a rischio l’intero sistema sanitario mettendo fuori gioco il personale, spero che l’abbiano capito.

È questo il modello virtuoso che il mondo ci invidia e che ci stanno copiando? C s’avand da suul jè nu fasuul. Facciamo ridere i polli, ecco come ci vedono quelli che il contagio l’hanno subìto, diffuso e contenuto.

La verità è che i due teams di medici cinesi arrivati a Roma e Milano nei giorni scorsi hanno rilevato parecchie criticità nelle misure adottate contro il coronavirus:

💢 Il personale medico italiano non veste tute protettive adatte previste dal loro protocollo.

💢 Nelle strutture parecchio personale, anche se non occupato in aree dedicate all’ospedalizzazione dei contagiati, gira senza alcun tipo di mascherina: in Cina TUTTO il personale medico e paramedico, in qualsiasi ospedale e reparto, è stato dotato di mascherine adatte con l’obbligo assoluto di indossarle, a prescindere dal ruolo svolto.

💢 Nelle aree urbane dove sia stato rilevato almeno un contagio obbligo per tutti i cittadini di indossare mascherine: non proteggono direttamente dall’infezione, ma servono ad evitare che persone contagiose senza ancora saperlo diffondano ad altri il virus.

💢 I positivi al coronavirus devono esser isolati NON A CASA LORO. Questo ritengono sia l’errore più grosso che l’Italia stia compiendo nella lotta al coronavirus.
Anche in Cina fino al 20 gennaio si isolavano a casa i positivi senza sintomi o con sintomi leggeri: i risultati nel contenimento dell’epidemia sono arrivati quando tutti i positivi sono stati spostati in edifici adattati ad hoc (palestre, fiere, ecc) impedendo ogni contatto con l’esterno.

💢 Per concludere, sulla TV cinese è stato annunciato il prossimo invio di circa 300 tra medici e paramedici che dovrebbero distribuirsi tra i diversi ospedali italiani dove mancano rianimatori specializzati e tecnici.

Mario

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