Gravina, le cose vanno di male in peggio!

Oggi Facebook mi ricorda che cinque anni fa portai i bambini al Bar Rifugio del #Bosco, ex Marcuccio. C’era il sole quel giorno e tanta gente ad animare quel luogo che sarebbe rimasto esanime da lì a pochissimi mesi.

Oggi sono a casa, come sempre faccio a ferragosto, e il tempo piange, forse per gli omicidi perpetrati a #Genova. Fortunatamente vivo a #Gravina, una #Matera al cubo che non sa di esserlo. Anzi, molti gravinesi lo sanno, ma non hanno la capacità di farlo sapere agli altri per l’incapacità di fare squadra o per l’invidia distruttiva dell’altro. In questo caso vale il detto dialettale, né tu…né jiì!

Stamattina ho fatto il mio solito giro in piazza, dove ho avuto il piacere di conoscere un artista gravinese trapiantato a #Milano che sta esponendo le sue tele alla sempre meno frequentata fondazione E.P. #Santomasi, avvocato Giuseppe Siniscalchi. L’ho incontrato proprio difronte al pergolato bianco abusivo sorto pochi giorni fa, prospiciente e attiguo agli altri illegittimi orpelli, di colori ancora più accesi. Non è che i pergolati mi diano particolarmente fastidio, ma se c’è una legge va rispettata e andrebbero demoliti. Il condizionale è d’obbligo, visto che a Gravina, patria dell’abusivismo, pendono all’incirca 500 ordini di demolizione, ma dicono di non avere soldi, un cane che si morde la coda che alimenta ulteriori aberrazioni del sistema. Avessero avuto almeno la sensibilità di mimetizzarli con il paesaggio circostante, decapandoli per confonderli agli scorci secolari e mozzafiato. Macché, caz mì M’choil ceeic, come si dice in vernacolo dalle mie parti. Stessa riflessione faccio quando dal Padre Eterno o dal piccolo viadotto nei pressi del cimitero guardo uno degli scorci più belli della gravina rupestre. Ma quei tompagni di ristoranti e pizzerie che si affacciano sulla degradazione carsica, non potevano essere realizzati con tufi antichizzati per evitare il pugno nell’occhio? Macché, tanto qui è una giungla e un farwest, nessun controllo e nessuna politica del colore.

Sono passati 5 anni e tu speri e pensi che a Gravina le cose possano essere migliorate, macché, vanno di male in peggio. L’ex #Marcuccio è chiuso da quasi 5 anni, la gara per il riaffidamento è stata annullata con relativo contenzioso e del domani non v’è certezza. Il Bosco Difesa Grande nello stesso lustro ha subito due #incendi dolosi e nessuna messa in sicurezza nonostante gli impegni assunti, i supereroi che volevano spegnere il fuoco con le mani e le giunte boschive settembrine. Il centro #visite del Bosco, dopo l’investimento di 1.2 milioni di euro di fondi pubblici, altro non è diventato che una bar/pizzeria che ci costa mille euro al mese, alla faccia dell’aula didattica, dell’orto botanico e dei diorami che dovevano puntare a fare incoming, un’occasione persa. E se venisse un controllo regionale o comunitario, chi dovrà rifonderci dell’ennesimo danno erariale? La pista #ciclabile è diventata un ricettacolo di insidie che attentantano all’incolumità dei podisti e l’immondizia fa sempre più parte dell’arredamento naturale. Ma questo è ‘solo’ il bosco.

Se ci spostiamo dentro la città le cose vanno anche peggio. Apre #Hortus, inspiegabilmente chiuso al pubblico dal 12 al 27 agosto, affidato non si sa come agli amici degli amici delle officine culturali e di Undergrà, tra cui la moglie di uno staffista del sindaco, dove si dispensano alcolici e rosticceria a caro prezzo e non si sa in forza di quale licenza. Si fanno affari privatizzando pezzi di patrimonio pubblico, a danno di un centro storico sempre più spento se non fosse per il coraggio di molti imprenditori che continuano ad investire alzando serrande e accendendo luci a led. L’elenco è lungo ma vale la pena ricordare. Dopo aver speso un milione di euro abbiamo affidato per 250 euro l’ex #piazza di via Genova che ha disatteso la sua mission. In piazza ci si può fare il caffè, bere cocktails, tenere eventi e fare lezioni di ballo, ma non si può comprare frutta e verdura. Pure il giro all’altalena è un ricordo, dì tu…dì. Nel frattempo, Annetta, Buono, Visci e le altre attività circostanti, ricordano con dispiacere gli irripetibili tempi d’oro che furono prima del 2007. Al contempo si tollerano piazze abusive in via #Punzi, ad esempio, che invece andrebbero chiuse dal dipartimento di igiene pubblica della Asl e i venditori ambulanti che non dovrebbero stazionare per più di un’ora ed invece sono diventati parte dell’arredamento nell’indifferenza più totale della polizia municipale. Luoghi dove mancano servizi igienici e non vi è una pulizia costante, creando disagi ai cittadini residenti. Il #Museo Civico in piazza Benedetto XIII è tuttora chiuso, malgrado l’aut aut della Regione che ci imponeva di aprirlo al pubblico entro il marzo 2017 pena la restituzione di oltre 500 mila euro. Hanno dichiarato il falso, ma la spada di Damocle pende ancora pericolosamente. La Chiesa minaccia di rescindere la convenzione per ospitare al primo piano dell’ex Seminario il guerriero del IV secolo A.C. e nel frattempo ospita lo #Iat e il #Consorzio a piano terra. Intanto gli uffici in via #Matteotti sono ancora chiusi e da oltre un anno paghiamo l’affitto. Cosi come paghiamo da quasi un anno l’affitto del centro per l’impiego in via #Tevere, in attesa degli annunciati lavori e della sua riapertura che probabilmente non interverrà mai. Non vi parlerò di #Tarzan, al terzo sfratto esecutivo, che da 400 giorni attende la sua dimora all’interno del defunto Parco Robinson promessa in campagna elettorale dal sindaco Valente, adeguata alle nuove normative sulla sicurezza. Lo stesso sindaco che si lamenta della perdita di milioni di euro per un progetto incompleto relativo al bando ministeriale sulle periferie e che, per la seconda volta, manca un finanziamento regionale di 70 mila euro sul recupero dei rifiuti abbandonati. Non mi soffermerò neanche sulle condizioni del #Castello Svevo e di Santa #Sofia, perennemente chiusi ma che si aprono solo per gli eventi di alcuni amici. Non vi parlerò delle isole ecologiche e del servizio porta a porta, chi vuole approfondire leggesse qui https://bit.ly/2KXc5Bz, ma voglio chiosare con l’ennesimo abuso dell’affidamento diretto perpetrato da questa indegna amministrazione. Si può affidare direttamente per 15 mila euro, e su proposta della stessa, l’organizzazione di un soggiorno termale per anziani alla cooperativa San #Sebastiano, la stessa che deturpa il centro storico con un’insegna sproporzionata e pericolante per segnalare un CAS (centro di accoglienza straordinaria) per immigrati, quando fino all’anno scorso si faceva un bando ad evidenza pubblica? Può una cooperativa sociale fungere da tour operator ed avere la terzietà dell’ente pubblico nella selezione? Annullate in autotutela e smettetela di usare denaro pubblico come se fosse vostro, dovete dare conto alla cittadinanza. Per maggiori informazioni leggi qui https://bit.ly/2nDRmJR.

Oggi piove ed io sono triste per chi ha perso la vita per l’inettitudine di altri, ma non dispero, sono certo che prima o poi usciremo da questo lungo e pericolante tunnel. Scusatemi se mi sono dilungato, ma i fatti sono tanti, ma non tutti, e sono solito argomentare il mio dissenso informato…

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