CONCA: “LA DISABILITA’ NON VA IN QUARANTENA. OGGI E’ LA GIORNATA MONDIALE SULL’AUTISMO”

Oggi è la giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, che fu istituita dall’Onu nel 2007 per sensibilizzare la comunità internazionale, ma è evidente che nella nostra regione siamo alquanto poco attenti ai disturbi pervasivi dello sviluppo.

Un regolamento approvato nel luglio del 2016 che non è mai stato applicato, ad eccezione della creazione dei Cat, contenitori poco efficaci per la carenza di risorse umane per fare diagnosi e l’impossibilità di fare terapia. Pochi mesi fa l’abbiamo modificato per sopperire alle tante criticità emerse ma è stato tutto congelato per via della pandemia in corso, oggi almeno hanno la scusa.

Peccato che nessuno ha dato indicazioni ai centri territoriali sulla gestione dei minori gravi in riabilitazione, non solo autistici in verità.

Mi riferisco in particolare ai bambini di pochi mesi con Sma, ai bambini con distrofia muscolare e ai bambini con malattie rare. Gli operatori hanno sollevato il problema alle direzioni strategiche e dipartimentali, ma queste già non li sentono in tempi di pace, figuriamoci durante una guerra.

Non hanno i dispositivi di protezione adeguati e quando gli viene chiesto di mandare un operatore armato solo di mascherina chirurgica (così dicevano i sapientoni dell’ISS fino a poco tempo fa), ovviamente non ci stanno.

Non ci vanno perché con i bambini, a casa, quindi anche con i loro familiari e a tutela di tutti, gli operatori dovrebbero andare, oltre che con camici monouso e guanti (in genere disponibili), con le introvabili mascherine tipo FFP2.

Neanche la possibilità di avere assistenza telefonica per riabilitare a distanza un ragazzo autistico che chiede di essere ascoltato da uno psichiatra è cosa agevole, lo smartworking è solo sulla carta in moltissimi casi.

Immagino succeda ovunque, ma la storia che ieri ho rappresentato al Presidente/Assessore, che non si degna neanche di dare un cenno di presa in carico, si riferisce ad un ragazzo dell’Asl di Brindisi.

Ve la partecipo perché è un case-history, tutti dobbiamo essere consapevoli, la NPIA, come più volte ho detto in tutte le sedi istituzionali, è qualcosa di particolare perché tratta materiale umano fragilissimo, non bulloni, per questo credo che non possa essere ricompresa in un DSM che si deve, invece, occupare del variegato mondo della salute mentale, mischiando bambini, adulti e anziani e non tenendo conto che i disturbi dello spettro autistico sono cosa assai diversa. Questa non è prevenzione, questa non è assistenza consapevole, questa è una torre di Babele.

Buonasera Presidente Emiliano,

ti partecipo in calce il messaggio di disappunto di una mamma che, per il figlio autistico, non riesce ad avere neanche un supporto telefonico dalla Asl di Brindisi per carenza di personale, ma direi per il solito tatto di alcuni operatori che poco si confà con l’umanizzazione delle cure che si va professando.

Spero tu possa intervenire per sollecitare chi di competenza al fine di ripristinare il livello essenziale di assistenza.

Saluti

Mario Conca

 

“Buongiorno Mario, sono di San Pancrazio salentino. Mio figlio è autistico ed è seguito dal Cim di San Pancrazio. Il suo psichiatra è attualmente in malattia! Ma c’è una dottoressa nella medesima struttura ed una psicologa.

Entrambe conoscono bene il ragazzo ma si sono rifiutate (perché troppo impegnate) di offrirgli assistenza telefonica! Questo è ciò che ha riferito un infermiere!

Nessuno si è reso disponibile a tenere un colloquio con il ragazzo ed anzi, un infermiere gli ha detto di richiamare la prossima settimana per sapere se il suo psichiatra è rientrato.

Tutto questo è normale? Cioè, si può fare? Io non sono assolutamente d’accordo! Qualcuno che lavora in quella struttura deve garantire un minimo di assistenza! Porca miseria!

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