Analisi post voto…francamente, come sempre!

Se i nostri voti si dimezzano e quelli dell’alleato raddoppiano, è chiaro che è stata una débâcle. È inutile arrampicarsi sugli specchi.

Se sbagli strategia, se non diversifichi la narrazione politica, se non mantieni la parola data in campagna elettorale, se al Governo litighi continuamente, se tergiversi sulle questioni annose, se perdi il contatto con i territori, se non ascolti chi ha esperienza di vita, se escludi, anziché includere, attivisti e portavoce per fare una selezione innaturale, se le decisioni sono sempre meno partecipate o semplici ratifiche, se l’autoreferenzialità ti impedisce di discernere la realtà, se perdi credibilità, etc…di cosa ti meravigli? Al sud, pur rimanendo il primo partito, abbiamo limitato i danni perdendo molto, è la somma che fa il totale, non si può assolutamente gioire o prendersela con chi, sbagliando grossolanamente, si è astenuto. Più volte sono intervenuto criticamente per cercare di essere da sprone, ma è evidente che non sono stato ascoltato e non è bastato a raddrizzare la rotta.

L’errore più grande è stato sicuramente quello di aver donato alla Lega una verginità politica che non aveva, al punto da farci surclassare nell’immaginario collettivo. Molta gente ha pensato che votare #Lega o #Movimento fosse la stessa cosa, si è compiuto il miracolo. Per questo motivo ho sempre pensato che fosse un suicidio politico un’accordo nazionale che non si estendesse anche alle 20 regioni e alle oltre cento province italiane, un candidato presidente o un sindaco con due liste, #M5Se #LEGA. Oggi govereneremmo in regioni come la #Sardegna, l’#Abruzzo e la #Basilicata e in comuni come #Bari e #Foggia, per fare qualche esempio. O ti accordavi ovunque o non ti alleavi proprio, perché è inutile avere #Ministeri se non siedi nella conferenza #Stato #Regioni che è, molto spesso, vincolante per l’esecutivo nazionale. È masochistico farsi la guerra in tutta Italia tranne che a #Roma, non è un contratto che può reggere. Se è vero, come è vero, che da soli non si va da nessuna parte, perché ostinarsi su questa strada? Ora che fuori dal Parlamento l’azionista di maggioranza è #Salvini, tutto è più complicato. La dirigenza politica del movimento, Di Maio in primis, ha dilapidato un patrimonio costruito con fatica, la strada è tutta in salita e chissà dove porterà.

Come se ne esce? Non certo reiterando solo incontri con la base e gli eletti, che dovevano essere la regola, ma bisogna innanzitutto chiedere scusa ai delusi, cercare di recuperare i disillusi, essere più umili e implementare un’organizzazione territoriale condivisa e non imposta dall’alto…chi vivrà, vedrà!

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