WELFARE, CONCA: “AFFIDO DEI MINORI, UN ALTRO FALLIMENTO DELL’ATTUALE GOVERNANCE REGIONALE”.

Mi ha chiamato un papà che piangeva perché i suoi figli di 7 e 9 anni, da un anno, sono rinchiusi in una struttura residenziale privata anziché stare con lui o con il familiare che aveva dato disponibilità a prendere i nipoti in affido.

Bambini che stanno soffrendo e che saranno segnati a vita per il trauma del distacco forzato.

Anime di Dio che nulla sanno di divorzio, di assistenti sociali, del tribunale dei minori e della burocrazia.

Sanno solo che lì non vogliono più stare e non vedono l’ora di tornare a casa, ma non sanno che le relazioni degli assistenti sociali, le consulenze d’ufficio e di parte, le lungaggini giudiziarie e l’arroganza amministrativa, sono muri di gomma insormontabili.

Potevano godere dell’affetto di persone care e far risparmiare al comune di residenza 50 mila euro in un anno, invece devono resistere, accontentandosi di educatori e neuropsichiatri, sognando la libertà di poter tornare dal loro amorevole papà.

Un padre che vorrebbe fare il matto perché vede soffrire i propri figli, quando può fare la videochiamata che spesso gli è negata con mille scuse, ma si contiene perché sa che più si arrabbia e più il sistema malefico lo priverà dell’affetto dei suoi pargoli.

Se capitasse a me non so se ce la farei ad assecondare l’insensibilità della pubblica amministrazione.

La tragedia è che questa storia è replicabile migliaia di volta nel silenzio assordante di apparati burocratici, salvo rare eccezioni, che hanno la stessa delicatezza che può avere un elefante in una cristalleria.

Sto parlando dell’affido familiare dei minori, un istituto snobbato dalla Regione e disatteso dai comuni, salvo rare eccezioni, che getta nella disperazione i genitori e i congiunti, traumatizza irreparabilmente i bambini e dilapida ingenti risorse pubbliche.

In alcuni casi particolari, allorquando il tessuto familiare è compromesso e disgregato, è ovvio che i bambini devono essere accolti in strutture private, ma perché non prediligere zii, nonni, genitori e famiglie esogene preventivamente valutate, quando, in moltissimi casi, ricorrono le condizioni?

Ma vi pare normale che esseri fragilissimi debbano essere mercificati per alimentare un sistema malato e senza controllo?

Perché spendere 2500 euro al mese, per ogni bambino, per tenerli controvoglia in una struttura, quando vi è la possibilità di dargli l’amorevolezza di un focolare domestico che, peraltro, costerebbe 500 euro mensili?

Il welfare regionale afferma che è colpa dei servizi sociali comunali che non implementano questo istituto, il welfare comunale si difende dicendo che sono i tribunali che decidono di inviare i minori nei convitti, peccato che dimenticano di dire che i giudici decidono sulla scorta delle loro relazioni e che, non screenando preventivamente le famiglie potenzialmente affidatarie, sono sempre loro che non inviano le short list ai giudici a cui non rimane che la lista delle comunità.

Il solito scarica barile di responsabilità che fa consumare mercimoni pubblico/privato, produce tragedie umane familiari a rilascio prolungato e, dulcis in fundo, fa sprecare l’80% in più di risorse economiche che vanno ad appesantire i risicatissimi bilanci comunali.

Riformare l’attuale sistema dovrebbe essere la priorità per una giunta regionale e per uno Stato centrale, ma, come al solito, sono in altre faccende affaccendati. Una vera vergogna!!

Mario

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