A proposito di riorganizzazione del M5S, le mie considerazioni…

Sono intervenuto durante l’assemblea degli attivisti e degli eletti del 3 agosto scorso tenutasi a Bari, ma in due minuti non ho potuto dire molto a Luigi Di Maio e ai presenti. Per questo in calce vi riporto le mie considerazioni sul futuro del movimento…
Caro Luigi,
la soluzione che ti proposi il 28 ottobre 2017 a Taranto era semplice ed efficace, alla fine del pranzo mi dicesti che avevo prospettato la riforma dei meetup. Peccato che poi non mi hai ascoltato, vista la deriva verticistica, le nomine dall’alto e le epurazioni ingiustificate. Da qualche mese almeno se ne sta parlando e oggi siamo qui. Te la riassumo brevemente senza voler essere esaustivo, anche perché questa è solo una parte dei problemi che ci stanno progressivamente ridimensionando. Una sola regola che avrebbe assicurato molteplici vantaggi a cascata, motivato gli iscritti, spronanto gli attivisti nei loro territori e premiato il merito, in ossequio alle scelte condivise e alla trasparenza che sono state per anni alla base della democrazia partecipata. Sempre a San Basilio ti parlai dell’utilizzo delle votazioni online per scegliere assieme tutto, e non per rispondere a domande retoriche o finte scelte. Referenti, probiviri, programma, quesiti, facilitatori, etc…scelti veramente dalla base tra tutti gli eletti. Ognuno di loro dovrebbe avere la possibilità di candidarsi a qualsiasi ruolo e non, com’è stato fino ad oggi, selezionati dal vertice e avallati con votazioni scontate ex post. Questo per far sentire importante l’iscritto che vota, per evitare polemiche tra portavoce e per rafforzare gli stessi ruoli elettivi. Ti avevo anche detto di pensare ad una struttura leggera ma condivisa con la base e non imposta dall’alto, perché l’anarchia è un male peggiore dell’oligarchia.
Ti dissi che per frenare gli arrivisti e per creare la fucina della futura classe dirigente sarebbe bastato introdurre la regola, secondo la quale, per candidarsi al parlamento nazionale ed europeo si dovesse prima aver svolto un mandato, da eletto, nel comune o nella Regione di residenza. Accostai comuni e regioni perché in entrambi i livelli istituzionali si viene eletti con preferenza e si è a strettissimo contatto con la gente, poi si sarebbe potuto anche decidere di non valutare quello comunale come terzo mandato, una sorta di palestra amministrativa che avrebbe rivitalizzato i territori. Quando c’è la preferenza per essere votati bisogna essere stati percepiti dalla cittadinanza, altrimenti la mera candidatura non ti porta all’elezione non essendoci il listino bloccato, come alle politiche, e non essendo sufficiente la votazione online. Ovviamente questa regola non sarebbe valsa per tutti coloro che erano già in parlamento, perché maturata con il mandato in itinere, ma propedeutica per tutti i nuovi.
Questa semplice regola avrebbe portato tutti a lavorare nelle rispettive città e circoscrizioni, al fine di assecondare la legittima aspettativa a voler ricoprire il ruolo di parlamentare nazionale o europeo, una conditio sine qua non. In questo modo i parlamentari sarebbero arrivati più preparati e con una infarinatura generale acquisita sul campo, un po’ come succede in tutti gli altri partiti. Invece avete penalizzato l’attivista e valorizzato la cosiddetta società civile in maniera assai incomprensibile. Il curriculum non è mai garanzia assoluta, non basta!
Potrei dilungarmi su com’è, invece, andata, ma credo che chiunque abbia capacità di discernimento e voglia essere obiettivo e onesto con se stesso, potrà rispondersi da solo. Questa regola, se applicata oggi dopo aver perso milioni di voti, pezzi e credibilità, non garantirà il risultato ottimale, ma ritengo possa essere l’unica possibilità se si rivedrà anche l’attuale organizzazione che a mio parere ha molte responsabilità, talvolta dettate da buona fede e inesperienza. Continuare ad arroccarsi dietro la squallida legge elettorale, la volatilità dell’elettore medio, il populismo dell’alleato, etc…, giustificando la deriva e la débâcle, sarà oltremodo deleterio.
Se neghiamo l’ascolto, o ci facciamo desiderare, dalle insegnanti, dai dirigenti scolastici, dai genitori della libera scelta, dagli Ncc e da tutti coloro che vogliono rappresentarci un problema o una proposta, che voce portiamo? Se rifuggiamo il confronto ci condanneranno sempre in contumacia e l’emorragia di consenso continuerà inesorabile. 
Chi si ostinerà a fare il fan o a vivere il movimento come atto di fede, farà un danno a se stesso e a tutti agli altri, oltre che impedire un dialogo interno che è mancato per anni ed è assolutamente inderogabile. Il talebanesimo ha sempre avuto un’accezione negativa, non dimentichiamolo mai!
Tanto ti dovevo
Mario
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